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Se L’Anziano È Fragile: Il Rischio Della Depressione

Ogni individuo, nel corso della sua vita, è il risultato di una complessa e delicata relazione fra l’ambiente fisico, emozionale, psicologico, relazionale ed economico. Durante gli anni, però, l’importanza di ogni singola dimensione varia e quando si inizia ad invecchiare il corpo pian piano reagisce in modo più lento alle sollecitazioni in quanto i muscoli, le ossa e gli organi esauriscono le proprie riserve, rendendo l’individuo più vulnerabile rispetto alle sfide quotidiane. 

E’ in questo contesto che si inizia a parlare di fragilità dell’anziano che in situazioni estreme conduce ad una progressiva serie di complicazioni cliniche che tendono a renderlo sempre meno autonomo.

Parallelamente, anche i rapporti sociali cambiano; la percezione della propria inutilità nell’ambito familiare e della collettività in generale, unita ad una ridotta capacità fisica, causano disturbi depressivi anche di grave intensità. 

Tutto ciò deve essere tenuto ben presente da chiunque si occupi degli anziani, in quanto è fondamentale spostare l’approccio concentrandosi non solo su un sintomo o su una singola malattia, ma valutando l’anziano in tutta la sua complessità, fisica e psicologica.

La fragilità nell’anziano

Quando si tratta con un anziano è sempre bene paragonarlo ad un piatto di porcellana: bellissimo e prezioso, ma altrettanto incline alla rottura. Basta un niente, infatti, per far peggiorare la qualità della sua vita con l’insorgenza di patologie che si vanno a sommare a quelle preesistenti. 

A partire dai 75 anni in poi, in genere si comincia a pensare ad un individuo come ad un anziano ed in quanto tale egli necessita di attenzioni particolari. In questo contesto il concetto di fragilità è di fondamentale importanza, soprattutto se essa viene individuata in modo precoce; solo in tale modo, infatti, sarà possibile agire in maniera tempestiva, ritardando il più possibile il manifestarsi di altre malattie. 

La perdita di peso corporeo, una minore attività fisica, un frequente senso di affaticamento, un ridotto tono muscolare ed una progressiva lentezza nei movimenti, sono tutti indizi che dovrebbero far scattare un campanello d’allarme iniziando, così, un’osservazione più attenta della persona, delle sue funzioni cognitive, delle abitudini alimentari e della motilità.

Disturbo depressivo nell’anziano

Nella popolazione anziana sono in pericoloso aumento anche i disturbi dell’umore, più conosciuti come depressione senile, da non sottovalutare assolutamente. Tristezza, perdita di interesse nei confronti della vita e dei rapporti sociali ed isolamento sempre più accentuato, sono i tipici sintomi che accompagnano un paziente anziano affetto da sindrome depressiva. 

Nella maggior parte dei casi l’individuo depresso tende a concentrare la propria attenzione su ipotetici disturbi fisici, che si localizzano il più delle volte a livello gastro-intestinale, ma non è raro che egli lamenti anche altri dolori, arrivando a vere e proprie forme di ipocondria. La depressione non è legata ad un solo fattore, ma in genere può essere riconducibile a eventi stressanti, a fattori genetici, a disabilità, a depressione precedente ed a scarsi rapporti sociali.

Anche la pensione può essere una delle cause scatenanti, in quanto l’individuo perde il suo ruolo nella società e con esso una parte della sua identità.

Tutto quanto esposto non deve far mai dimenticare che l’anziano, nella sua interezza e complessità, rappresenta la memoria storica della società ed ha imparato a conoscere, negli anni, il vero significato della vita. Dovrebbe avere di diritto un posto privilegiato nell’esistenza di ognuno di noi, eppure viene troppo spesso dimenticato.

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